sabato 28 gennaio 2012
Scontro tra Titani
domenica 4 dicembre 2011
Global change: Il nostro stile di vita è negoziabile?
Il riscaldamento globale non si stà attenuando ed i cambiamenti climatici sono all'ordine del giorno..è questo che secondo me sembra suggerirci la Climate Change Conference 2011 che si stà svolgendo a Durban in Sudafrica. Che la situazione sia critica, nonostante l'indifferenza a riguardo da parte della maggior parte dei mass media, ci viene ricordato anche dal recente quarto rapporto sui cambiamenti climatici dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change ), il quale mette in luce non solo che il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, ma riporta anche alcuni di questi cambiamenti, di cui ci tengo a riportarne alcuni. Allarmante è a mio avviso la situazione della zona Artica, dove le temperature alla superficie dello strato del permafrost sono generalmente aumentate a partire dagli anni '80 (fino a 3°C). Dal 1900, la massima area coperta stagionalmente da terreno ghiacciato è diminuita di circa il 7% nell'emisfero Nord, con una diminuzione durante la primavera fino al 15%. La diminuzione della salinità negli oceani alle medie e alte latitudini, insieme all'aumento della salinità degli oceani alle basse latitudini suggeriscono un cambiamento delle precipitazioni e dell'evaporazione sopra gli oceani. Sono state osservate siccità più lunghe e più intense in aree sempre più estese a partire dagli anni '70, in particolare nelle zone tropicali e subtropicali (e mi vengono in mente le ultime due stagioni delle pioggie nel Corno d'Africa, le quali sono state così scarse da determinare crisi idrica e carestia). Ci sono osservazioni che mostrano un aumento dell'attività dei cicloni tropicali intensi nel Nord Atlantico a partire dal 1970 (e penso ad esempio all'uragano Irene che verso la fine di agosto, anche se declassato a tempesta tropicale, è arrivato a interessare New York ); l'aumento di tali fenomeni è legato al (a mio avviso) preoccupante incremento delle temperature superficiali marine tropicali. I rischi concreti sono numerosi e ne riporto brevemente alcuni come l'innalzamento del livello dei mari (il quale è cresciuto di 20 cm solo nel secolo scorso), la scomparsa fino al 30% di specie vegetali ed animali che potrebbero estinguersi se l'aumento della temperatura globale supera 1,5-2,5 °C, il ghiaccio marino artico potrebbe scomparire del tutto durante l'estate dalla seconda metà di questo secolo, potremmo avere più ondate di calore, siccità e precipatazioni estreme e cicloni tropicali più intensi, ecc..
Le cause di tutto ciò le conosciamo, anzi, sono note ormai da tempo e credo che anche a scuola molti ragazzi ormai le sappiano a memoria: i gas serra, ovvero CO2, Metano, protossido di azoto e altri. Ridurre la concentrazione nell'atmosfera di questi gas richiede sicuramente un impegno serio e coerente da parte di chi governa, ma credo impegni più direttamente ciascuno di noi, andando ad incidere sul nostro stile di vita...Ma chi di noi è disposto a cambiare il proprio stile di vita? Credo la verità e la soluzione in fin dei conti sia racchiusa in questa semplice domanda. A tal riguardo alcuni anni fà l'ex presidente degli U.S.A. Bush disse chiaramente che "il nostro stile di vita non è negoziabile", non prendendo così di fatto impegni concreti per la riduzione dei gas serra. Io sono invece convinto che parta tutto da noi e da un educazione/comunicazione che vada verso uno stile di vita più eco-compatibile (dalla scelta dei prodotti che acquistiamo a come ci spostiamo per esempio). Quello che ho scritto nel post sono le mie personali opinioni, però vorrei chiedere a voi lettori del blog di contribuire e partecipare con la vostra idea sui cambiamenti climatici attraverso il sondaggio che ho inserito nella barra a destra o rilasciando un commento nel post.
lunedì 24 ottobre 2011
..ma i Parchi sono importanti?
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sabato 1 ottobre 2011
Acqua elemento di vita
A livello poi di biodiversità un recente rapporto della IUCN mette in mostra come anche solo gli habitat d'acqua dolce che rappresentano soltanto circa l'1% della superficie terrestre riesce a fornire una casa per oltre il 25% di tutte le specie di vertebrati. Noi stessi poi abbiamo un organismo costituito per circa due terzi da acqua (per esempio il 70% della pelle è formata da acqua ), ed è stimato che possiamo sopravvivere circa un mese senza cibo ma solo 5-7 giorni senza acqua, a sottolineare una volta di più come essa sia fondamentale anche per la vita umana!Proprio a livello umano la mancanza di acqua stà diventando una delle principali sfide del nostro tempo dove, sempre secondo la IUCN, attualmente più di 80 paesi (che rappresentano il 40% della popolazione mondiale) stanno vivendo in condizioni di gravi carenze idriche. In questo senso il sud-ovest dell'Asia affronta la minaccia più grande, avendo oltre il 90% della popolazione della regione che soffre di grave stress da acqua. E' quindi un elemento fondamentale che và tutelato e gestito in modo più sostenibile, coinvolgendo governi, imprese e comunità locali. Ho inoltre trovato molto interessante un quiz elaborato sempre dalla IUCN, per vedere qual è la nostra reale conoscenza sull'argomento. Chiaramente invito anche i lettori del blog a provare a farlo e pertanto vi segnalo il link!http://cmsdata.iucn.org/custom/quiz/2010/water.htm
venerdì 12 agosto 2011
Pacific trash vortex
sabato 23 luglio 2011
Flagship species
Vorrei iniziare il post di oggi con una piccola domanda a voi lettori.Se io vi chiedessi il nome di una specie a rischio di estinzione a causa dei climate change voi chi mi direste?..Bè probabilmente la maggior parte di voi direbbero l'Orso polare (Ursus maritimus), e questo è giusto e vero, in quanto il suo ciclo biologico è strettamente legato al ghiaccio dell'Artico e di conseguenza anche le sue problematiche. E' su questa piattaforma che si muove per cacciare, riposare, accoppiarsi e riprodursi, e la principale minaccia quindi alla sua sopravvivenza è la perdita del pack dovuta al riscaldamento globale. In base a quanto riportato da un recente report del WWF, tra il 1979 ed il 2006 la piattaforma di ghiaccio artico è diminuita del 21% (un'area quasi equivalente all'estensione dell'Alaska) ed inoltre il suo assottigliamento rende sempre più facile la sua spaccatura. Quest'ultima criticità fà si per esempio che nell'area delle baie di Hudson e Baffin, in Canada, il ghiaccio si rompe 3 settimane prima rispetto al 1979, questo comporta che sia i maschi che le femmine abbiano meno tempo di mettere su massa corporea cacciando e cibandosi. In questo modo il peso medio di una femmina adulta è sceso da 290 Kg nel 1980 a 230 Kg nel 2004, e questo è un dato molto preoccupante se noi pensiamo che il peso soglia al di sotto del quale una femmina non è più in grado di riprodursi è 189 Kg. Sempre la precoce spaccatura dei ghiacci mette a rischio anche la sopravvivenza dei cuccioli, in quanto a causa delle modificazioni della superficie glaciale, diminuiranno le tane che le femmine possono usare come rifugio. L'Orso polare è una specie altamente specialistica, fortemente adattata all'ambiente artico, caratteristica che la rende così una specie estremamente vulnerabile ai cambiamenti climatici ed alla perdita di habitat; per questo motivo è diventata la specie bandiera dell'impatto che il global warming stà avendo sul mondo intero. L'Orso polare è ciò che viene definita una specie bandiera (flagship species), scelta quindi a simboleggiare un problema ambientale. In realtà vi sono diverse altre specie minacciate dai cambiamenti climatici come il corallo Staghorn (Acropora cervicornis) la cui sopravvivenza è messa in pericolo dall'aumento della temperatura delle acque marine e dall'acidificazione dell'oceano (problematica questa di cui ho già parlato in un post precedente..), o come la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) dove l'innalzamento delle temperature a livello dell'aria e delle acque determinano un innalzamento del livello dei mari e degli oceani andando a modificare le correnti, inoltre lo stesso aumento della temperatura della sabbia può alterare l'incubazione delle uova e portare ad un numero sproporzionatamente basso di maschi. Diverse possono essere poi le flagship species che richiamano ad altre criticità ambientali, come la tigre (Panthera tigris) di cui dal 1940 ad oggi si sono estinte 3 sottospecie, ed attualmente sono rimaste in natura solo 3200 individui! (stando agli ultimi dati forniti dal WWF) Essa è diventata un simbolo per la lotta al bracconaggio e alla deforestazione, principali cause del suo declino, ma che appunto non coinvolgono solo la tigre ma un numero di specie molto più alto. In questo senso altre specie bandiera possono essere anche il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca), il gorilla di montagna dell'Africa centrale (Gorilla beringei beringei) o il leontocebo rosalia (Leontophitecus rosalia) del sud America, ma su cui non mi dilungo oltre. Le specie a rischio sono davvero tante, e l'errore più grave che potremmo fare sarebbe quello di non considerarlo un nostro problema. Quando una specie scompare, è estinta per sempre. L'impegno per uno sviluppo sostenibile che riduca il degrado del nostro pianeta e ci consenta così di salvaguardare la biodiversità dev'essere sicuramente un'imperativo di tutti i governi, ma credo debba essere anche una nostra condizione morale nella vita di tutti i giorni.
domenica 3 luglio 2011
Una lotta globale: le specie invasive
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