giovedì 20 gennaio 2011

Green Economy


Nel post precedente ho parlato del progetto FORESTE 2011 e della conseguente necessità a livello globale di tutelare e promuovere il prezioso patrimonio vegetale mondiale attraverso una gestione sostenibile di tale risorsa. Bene, in una visione d'insieme più ampia che coinvolge tutte le risorse (non solo quelle forestali) intorno alla fine degli anni'80 venne teorizzato il concetto di sviluppo sostenibile, cioè cercare di rendere le produzioni più compatibili con l'ambiente circostante. Ora, negli ultimi anni stà prendendo piede la cosiddetta Green Economy che secondo me rappresenta il superamento del semplice sviluppo sostenibile. Questa possiamo definirla come quella forma di economia in cui la crescita del reddito e dell'occupazione è guidata da investimenti pubblici e privati che riducono le emissioni di carbonio e l'inquinamento, che migliora l'efficienza energetica e lo sfruttamento delle risorse e che consente di evitare la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici. Ma è possibile portare avanti uno sviluppo di questo tipo? Io credo proprio di sì, è una questione di sensibilizzare chi governa su questi temi. Voglio citare a sostegno di tutto ciò un paio di esempi riportati dall'UNEP (United Nations Environment Programme) che mostrano come una giusta integrazione uomo-ambiente sia possibile e non sia una semplice utopia come invece troppo spesso siamo abituati a sentirci dire. La prima storia viene dalla Cina dove il governo cinese si è impegnato a produrre il 16% della sua energia da fonti rinnovabili (obiettivo non da poco per un paese che solo di recente ha deciso di investire in questo settore!), e nello specifico nel campo dell'energia eolica ha manifestato l'intenzione di aumentare il suo precedente obiettivo di 30 GW di capacità installata entro il 2020 a 100 GW, mentre nel solare è attualmente il più grande produttore al mondo, producendo il 45% del solare fotovoltaico globale del 2009. Questa svolta energetica della Cina ha creato anche molti posti di lavoro: 600.000 nel solare termico, 55.000 nel solare fotovoltaico e 22.200 nell'eolico per citarne alcuni. Un'altra storia che vale la pena ricordare è quella della Pianificazione Urbana Sostenibile realizzata in Brasile, nello specifico in una città: Curitiba. Questa è la capitale dello stato del Paranà ed è stata in grado di crescere da 361.000 abitanti (nel 1960) a 1.828.000 senza subire gli inconvenienti tipici della congestione, dell'inquinamento e dello spazio pubblico. Ciò è stato possibile attraverso varie azioni, come per esempio la riduzione delle emissioni di CO2 mediante strategie mirate e coordinate nei trasporti e nelle costruzioni. Curitiba ha il più alto tasso di utilizzo dei trasporti pubblici in Brasile (45% dei viaggi) e uno dei tassi più bassi del Brasile di inquinamento atmosferico urbano. Il controllo delle inondazioni a cui è soggetta la città è stato affrontato attraverso la creazione di laghi artificiali per contenere le acque alluvionali, tale soluzione ha avuto costi che è stato stimato essere 5 volte inferiore rispetto alla costruzione di canali in cemento.Un'altra azione importante è stata poi la creazione del CIC (Curitiba Industrial City) sul lato Ovest della città tenendo in considerazione la direzione del vento per evitare di inquinare il centro della città. Questo polo industriale inoltre ha norme ambientali molto severe alle quale le industrie al suo interno devono sottostare (attualmente ospita più di 700 aziende e ha già creato più di 50000 posti di lavoro diretti e 150000 indiretti!). Ci sarebbero altri esempi, altre storie, anche solo di semplici aziende che hanno deciso di puntare in un contesto come questo della Green Economy (penso per esempio al gruppo Marcegaglia, il quale investe nella ricerca di pannelli fotovoltaici che non usano il prezioso silicio), ma sui quali non voglio dilungarmi oltre. La mia speranza è che questo sia il futuro, il non ritenere quindi che la ricerca di un giusto equilibrio tra uomo e ambiente debba essere visto solo come un limite, ma piuttosto  come una nuova e più sana forma di sviluppo dove il "Green" possa finalmente essere considerato un valore su cui puntare.

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